VISTA SULLA TERRA

Articoli, post, pensieri, scritti ecc di Raffaela Maria Sateriale

 Marzo 2024


Luigi, un tempo guardia carceraria, fece una scelta audace anni fa: fuggire dal carcere in cui lavorava. Questa decisione estrema fu motivata dalle sue testimonianze strazianti di orrori e condizioni disumane all'interno delle mura. Mentre si trovava nel cuore oscuro del sistema carcerario, Luigi fu costantemente immerso nella violenza, nell'abuso e nella disperazione predominante. 

 

L'esperienza quotidiana della sofferenza dei detenuti, l'assenza di programmi adeguati di riabilitazione e il graduale deterioramento della salute mentale dei prigionieri e del personale lo sconvolsero profondamente. Essere testimone del ciclo interminabile di crimine e punizione all'interno del sistema carcerario, spesso perpetuando il comportamento criminale invece che curare gli individui, alimentò la sua crescente disillusione verso l'intera istituzione. 

 

Luigi trascorse tre anni in quel carcere ma, essendo una persona estremamente sensibile, non resistette e un giorno scappò letteralmente via. Nemmeno venticinque anni sono stati sufficienti per cancellare dalla sua mente ciò che ha visto e provato. Si rifiuta categoricamente di entrare nei dettagli, poiché quei ricordi rimangono ancora incisi profondamente nella sua anima. 

I suicidi in carcere

9 FEBBRAIO 24

 

Il dramma dei suicidi in carcere costituisce un enigma crescente per le istituzioni penitenziarie e per l'intera collettività. Anche se le carceri sono state ideate per salvaguardare la riabilitazione e infliggere la pena ai colpevoli, la verità nuda e cruda è che spesso si trasfigurano in inferni psicologici, che possono indurre i detenuti al tragico passo.

Uno dei motivi principali del drammatico problema dei suicidi in carcere è certamente il sovrappopolamento e la mancanza di privacy. I detenuti sono costretti a vivere in spazi angusti, condivisi con altri detenuti, privi di qualsiasi possibilità di riservatezza. Questa situazione può creare disperazione ed isolamento, aumentando il rischio di pensieri suicidi. Inoltre, l'isolamento prolungato, per periodi che vanno anche oltre i confini della ragionevolezza, può avere un notevole impatto sulla salute mentale del detenuto, aumentando il rischio di comportamenti autolesionisti e suicidi. La mancanza di servizi adeguati di salute mentale rappresenta un altro fattore critico: molti detenuti soffrono di disturbi psichiatrici come depressione ed ansia e lo stress della situazione di detenzione può aggravare la loro condizione. Purtroppo, l'accesso a tali servizi è spesso molto limitato o inesistente, lasciando i detenuti completamente privi di supporto. Inoltre, l'abuso di sostanze ed eventuali dipendenze rappresentano un ulteriore fattore di rischio, dal momento che spesso i detenuti non hanno accesso a programmi di trattamento efficaci. In questi casi, i sintomi di astinenza combinati con la mancanza di accesso ai farmaci possono causare intenso disagio emotivo, favorendo ulteriormente i pensieri e i comportamenti suicidi.

Per evitare che si verifichino tragedie come il suicidio in carcere, è fondamentale che vengano adottate politiche volte a migliorare i servizi di salute mentale e a fornire una formazione adeguata al personale penitenziario. La cura della salute mentale dei detenuti deve diventare una priorità con maggiori risorse a disposizione per identificare e curare le patologie psichiatriche. Inoltre, affrontare il problema di sovraffollamento e garantire spazi privati può contribuire a ridurre il senso di solitudine e disperazione, fattori che aumentano il rischio di suicidio. Non si può sottovalutare l'importanza di mettere in atto programmi e protocolli di prevenzione del suicidio, attraverso la creazione di screening periodici della salute mentale, valutazioni del rischio e corsi di formazione per il personale. È poi necessario monitorare attentamente i detenuti a rischio e fornire loro gli adeguati supporti e risorse. Solo così potremo sperare di garantire un approccio umano e rispettoso della dignità umana e migliorare la qualità dell'intero sistema carcerario 

Dobbiamo garantire...

 

L’ecologismo è una filosofia nata negli anni ’60 e ’70 come risposta al degrado ambientale e all’esaurimento delle risorse naturali. L’ecologismo sottolinea l’interconnessione di tutti gli esseri viventi e la necessità di uno sviluppo sostenibile. Sostiene la tutela della biodiversità e la riduzione dell’impatto umano sull’ambiente. I principi dell’ambientalismo si basano sulla convinzione che il mondo naturale abbia un valore intrinseco e debba essere protetto per se stesso, non solo perché è utile agli esseri umani. L’ecologismo riconosce anche che i problemi ambientali non possono essere risolti isolatamente e devono tenere conto di fattori sociali, economici e politici. 

Nonostante le sue nobili origini e i suoi principi, l’ecologismo contemporaneo è stato criticato da più parti. Alcuni credono che il greenismo sia diventato una piattaforma per posizioni politiche piuttosto che una vera preoccupazione per l’ambiente. Altri hanno criticato l’enfasi sulla responsabilità individuale piuttosto che sul cambiamento sistemico. Alcuni vedono l’ecologismo come un’ideologia privilegiata che ignora i bisogni e le lotte delle comunità emarginate. Ad esempio, l’attenzione alla riduzione dell’impronta di carbonio e alla promozione del consumo sostenibile potrebbe non essere rilevante per le comunità che lottano per soddisfare i bisogni di base. 

Per rinvigorire l’ecologismo, deve essere sottolineata l’intersezionalità delle questioni ambientali con la giustizia sociale e i diritti umani. Ciò significa riconoscere che i problemi ambientali colpiscono in modo sproporzionato le comunità emarginate e che è necessario sviluppare soluzioni per soddisfare le loro esigenze specifiche. Anche la promozione di iniziative a livello comunitario e di movimenti di base può aiutare a rilanciare l’ecologismo. Le iniziative su base comunitaria possono responsabilizzare le persone per i problemi ambientali e sviluppare soluzioni adeguate a livello locale. Incoraggiare la ricerca e la collaborazione interdisciplinare può anche aiutare a risolvere problemi ambientali complessi. Ciò implica riunire esperti di diversi settori per lavorare insieme verso un obiettivo comune. 

Dobbiamo garantire che l’ecologismo rimanga una filosofia rilevante ed efficace per affrontare le sfide ambientali del nostro tempo. 



Insieme contro HAMAS: Dove il sangue scorre, l’odio non può… 

 

Sarebbe bello se un giorno si leggesse una storia vera:

Insieme contro HAMAS: Dove il sangue scorre, l’odio non può…

Ci troviamo in una terra dilaniata dalla guerra, dove il confine tra amico e nemico è sfocato.

Bandiere rosse e blu, che una volta sventolavano orgogliosamente sui campi di battaglia per identificare gli schieramenti opposti, ora sono unite in una sola bandiera.

L’odio arcaico tra le fazioni rivali è stato messo da parte per affrontare una minaccia ancora più grande : HAMAS

Colui che un tempo era visto come un salvatore ora è diventato un tiranno assetato di potere, la cui sete di sangue non può essere estinta. Per sopravvivere, i vecchi nemici sono ora i vostri più fidati alleati. Insieme, sotto un’unica bandiera, marciano verso la battaglia finale.

Le bandiere rosse e blu simboleggiano due regni nemici che sono stati in guerra per generazioni. 

I loro antenati hanno combattuto aspramente, versando sangue e seminando odio tra le due nazioni confinanti. Tuttavia, una minaccia condivisa ha costretto questi regni rivali a mettere da parte le loro differenze e unire le forze.

Il regno di Israele ha subito attacchi da parte del signore OSCURO HAMAS, un potente stregone con un esercito di sanguinari terroristi. Hamas ambisce a conquistare tutte le terre e a soggiogare i popoli liberi. La sua sete di potere non conosce limiti. Per fermare la sua ascesa gli stati di Israele e Palestina hanno firmato un’alleanza e unito i loro eserciti. Hanno capito che solo insieme avrebbero avuto la possibilità di sconfiggere HAMAS.

Sebbene ci siano ancora tensioni sotterranee tra le due nazioni, la minaccia rappresentata da Hamas è troppo grande perché possano permettersi di restare divisi. I loro leader sanno che devono superare decenni di inimicizia e rancore se vogliono salvare i loro stati. La posta in gioco è troppo alta per lasciare che l’odio del passato oscuri il loro giudizio. Insieme, sotto le bandiere che un tempo sventolavano l’una contro l’altra, marceranno per sconfiggere Hamas, dove il sangue scorre l’odio non può… 

 La guerra porta solo morte e disperazione dall'una e dall'altra parte, la guerra uccide gli innocenti... 

 

11 OTTOBRE 2023

di  Raffaela M. Sateriale

La guerra porta solo morte e disperazione dall'una e dall'altra parte, la guerra uccide gli innocenti...

La prima e più ovvia conseguenza della guerra è la perdita di vite umane da entrambe le parti in conflitto. Sia i soldati che i civili vengono spesso uccisi o mutilati nei combattimenti, lasciando dietro di sé famiglie e persone care a piangere. 

I civili sono spesso coinvolti nel fuoco incrociato delle guerre, e i bambini e le donne sono quelli che soffrono maggiormente durante i conflitti. Sono spesso le principali vittime di violenza, sfollamenti e aggressioni sessuali. I rifugiati e gli sfollati perdono le loro case e il loro stile di vita e possono essere costretti a fuggire in altri paesi in cerca di sicurezza. L’impatto della guerra sui bambini è particolarmente devastante, poiché spesso rimangono traumatizzati dalla violenza di cui sono testimoni e subiscono. Inoltre, la distruzione delle scuole e di altre istituzioni educative può avere un impatto a lungo termine sulle loro prospettive future.

La guerra porta solo morte e disperazione da entrambe le parti, e uccide gli innocenti. L’inutilità della guerra come soluzione al conflitto è chiara e le soluzioni diplomatiche dovrebbero essere sempre perseguite ogni volta che è possibile. È tempo che le nazioni e i popoli lavorino per un futuro più pacifico, in cui i conflitti siano risolti attraverso il dialogo e la cooperazione piuttosto che con la violenza e la distruzione.

La  guerra spesso alimenta il ciclo di violenza perpetuato da gruppi estremisti e terroristici. La presenza militare straniera in una determinata area può essere vista come un'invasione dai residenti locali, portando a sentimenti anti-occidentali e rendere sempre meno sopportabile le tensioni tra i popoli.

Senza contare gli effetti collaterali dell'utilizzo di armamenti pesanti durante i combattimenti che possono includere danneggiamento delle infrastrutture civili (come ponti e dighe), contaminazione ambientale causata dall'uso di munizioni all'uranio impoverito o altre sostanze tossiche utilizzate nei bombardamenti strategici. Questo tipo di danno è difficile da riparare ed ha conseguenze negative sull'economia locale oltreché sulle vite dei cittadini colpiti dalla distruzione degli impianti pubblichi essenziali alla vita quotidiana (acqua corrente ad esempio). 

Dobbiamo imparare dagli errori del passato e impegnarci a costruire un futuro più pacifico ed equanime per tutti gli esseri umani sulla Terra. 

 


 Massiccio attacco di Hamas contro Israele: 

migliaia di missili lanciati da Gaza e irruzioni militari 
7 OTTOBRE 2023 


Massiccio attacco di Hamas contro Israele: migliaia di missili lanciati da Gaza e irruzioni militari
Si registrano almeno 22 morti israeliani e 545 feriti, una trentina gli ostaggi. Il premier Netanyahau: "Siamo in stato di guerra" e ordina in risposta un attacco aereo
Chi c'è dietro all'attacco?
Hamas da chi è sponsorizzato?
Cosa diceva Renzi oltre 10 anni fa?
«La pace per Gerusalemme sarà possibile solo con due Stati per due popoli, con la piena sicurezza di tutti, con il rispetto del diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e del popolo ebraico al proprio Stato nazionale e alla propria sicurezza». Anche per questo «l’Italia farà di tutto per consentire ai territori palestinesi di uscire da una situazione di difficoltà in cui si trovano, di povertà economica e educativa» Matteo Renzi
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Il conflitto israelo-palestinese affonda le sue radici nel movimento sionista, che mirava a stabilire uno stato ebraico in Palestina. Questo movimento guadagnò slancio alla fine del XIX secolo e l’immigrazione ebraica in Palestina aumentò in modo significativo. Tuttavia, questa immigrazione incontrò la resistenza della popolazione araba, che la vide come una minaccia alla loro terra e al loro modo di vivere. Nel 1917, il governo britannico pubblicò la Dichiarazione Balfour, che esprimeva sostegno alla creazione di una patria ebraica in Palestina. Questa dichiarazione fu accolta con una reazione negativa da parte della popolazione araba, che portò alla rivolta araba nel 1936. Dopo la seconda guerra mondiale, le Nazioni Unite proposero un piano di spartizione per la Palestina, che avrebbe creato stati ebrei e arabi separati. Il piano fu accettato dai leader ebrei ma respinto dai leader arabi, portando alla guerra arabo-israeliana del 1948 e alla fondazione dello stato di Israele.
L’attuale situazione in Israele e Palestina è segnata da continui conflitti e tensioni. Uno dei problemi principali sono gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che sono illegali secondo il diritto internazionale. Questi insediamenti hanno avuto un impatto significativo sulla vita palestinese, con molti palestinesi che hanno perso le loro case e la loro terra per far posto ai coloni israeliani. Un altro problema è il blocco di Gaza, che ha portato a una crisi umanitaria nella regione. Il blocco ha gravemente limitato la circolazione delle persone e delle merci, provocando carenza di cibo, acqua e forniture mediche. La situazione a Gaza è stata ulteriormente aggravata dalle periodiche operazioni militari israeliane, che hanno causato danni significativi alle infrastrutture e portato alla perdita di molte vite umane. Anche attori esterni come gli Stati Uniti, l’Unione Europea e gli stati arabi svolgono un ruolo significativo nel conflitto. Gli Stati Uniti sono stati tradizionalmente uno stretto alleato di Israele e hanno fornito un significativo sostegno militare ed economico. L’UE è stata critica nei confronti delle politiche israeliane e ha chiesto una soluzione a due Stati, mentre gli stati arabi hanno sostenuto la causa palestinese ma sono stati anche divisi nel loro approccio.
Il conflitto tra Israele e Palestina è una questione complessa con profonde radici storiche e narrazioni contrastanti. Entrambe le parti nutrono valide preoccupazioni e rimostranze, e qualsiasi soluzione al conflitto richiederà un compromesso significativo e una volontà politica. Una pace duratura richiederà il riconoscimento dei diritti sia degli israeliani che dei palestinesi, e l’impegno a trovare una soluzione che sia accettabile per entrambe le parti. by raffaelamariasateriale